Vino Bianco Siciliano: Il Grillo

È figlio del Cataratto e dello Zibibbo  (o Moscato d’Alessandria) quello che oggi  è uno dei vitigni simbolo della viticoltura siciliana: il Grillo. Chicco grosso e di colore giallo dorato,  buccia spessa e consistente, foglia media, viene coltivato principalmente nel marsalese e in maniera minore nel resto della provincia di Trapani e in quelle di Palermo e Agrigento. A dire il vero il vino grillo viene prodotto anche in piccola parte in Basilicata, oltre che in Puglia (esclusa la provincia di Foggia) dove vengono prodotte quattro IGT diverse (Murgia IGT, Salento, IGT Tarantino, IGT Valle d’Itria IGT). Di norma il colore è intenso, la struttura è di corpo, l’acidità importante. Al palato conferma le sensazioni visive ed olfattive, lasciando notare una buona consistenza per questo vitigno di punta dei vini bianchi siciliani. 

Il realtà, “u riddu”, non è “figlio unico” ma sono due “gemelli”, due biotipi chiamati A e B che si differenziano per freschezza e per grado alcolico ma che regalano a questo vitigno grande versatilità. Difatti oltre ad essere un’uva chiave nella produzione dei vini DOC Marsala (insieme al Catarratto, Inzolia e Damaschino), negli ultimi anni è stato impiegato, dando grandissime soddisfazioni tra i vini siciliani, sia come vino secco da tavola ma anche come base per diversi spumanti charmat e metodo classico.

Un vitigno nuovo, recente, nato alla fine dell’800 grazie ad alcuni esperimenti del barone favarese Antonino Mendola e che vede la luce nel 1874 grazie alla testimonianza scritta lasciata dal barone: “seme di Catarratto bianco fecondato artificialmente col Zibibbo nella fioritura del 1869 nel mio vigneto Piana dei Peri presso Favara; raccolto a 27 agosto dello stesso anno; seminato in vaso a 3 marzo 1870 e nato verso il 20 maggio. Nel 1871 osservando nel vaso 105 una piantolina ben distinguersi tra le molte sue consorelle per vigore e colore delle foglie e più per tormento trassi una piccola mazza e la innestai nel febbraio 1872 sopra un robusto ceppo di Inzolia nera onde affrettare la fruttificazione e così ebbi il piacere di gustarne i primi grappoli nell’autunno 1874. Dedico questa pianta al chiarissimo Ing. G. B. Cerletti, direttore della Stazione Enologica di Gattinara”. Lo scopo delle sue ricerche sono spiegate dallo stesso Mendola qualche anno più avanti: “ibridai il Catarratto comune di Sicilia collo Zibibbo, per ottenere un ibrido colle virtù miste dell’uno e dell’altro progenitore, per potere fabbricare un Marsala più aromatico”. Inizialmente il vitigno venne chiamato Moscato Cerletti, in onore dell’amico ingegnere, prima di essere conosciuto come Grillo. Va anche detto che in diversi sostengono che questo vitigno sia stato introdotto in Sicilia probabilmente proprio dalla Puglia a seguito dell’invasione fillosserica nella zona di Marsala e successivamente nelle altre province dell’isola ma è pur vero che le testimonianze degli studiosi ne documentano una larga diffusione nell’isola già alla fine del 1800.

Oggi copre una superficie vitata di oltre 6.000 ettari con una produzione che supera i 13 milioni di bottiglie. Insomma, c’è grillo per tutti. Cin!

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Salvo Ognibene