Dinanzi alla costa marsalese, a pochi metri dal mare, un grande portone apre la vista su un complesso architettonico ordinato e ben ristrutturato, dalla superficie di circa 44.000 mq che consente un comodo parcheggio nell’ampio atrio esterno e una boccata di ossigeno nel rigoglioso giardino mediterraneo. Colpisce la vastità degli spazi di questo elegante baglio ottocentesco e anche la presenza di numerosi visitatori in attesa di vivere l’esperienza di visita della famosa cantina e di scoprire i segreti del Marsala che l’hanno resa famosa nel mondo. Cammino nelle cantine che inizia con la visione dei tini giganti, esemplari unici della fine 800, ancora oggi utilizzati per l’affinamento del Marsala e con il racconto, da parte della preparata guida Valentina Gambino, della fortuita catena di eventi che unitamente all'intuito di brillanti uomini d'affari ha dato vita a tutto questo. Una storia che affascina e mantiene viva la curiosità.

L'imprevista sosta, nel 1773 al porto di Marsala, di John Woodhouse mercante di Liverpool impegnato nel commercio delle ceneri di soda che, impossibilitato dal mare in tempesta a proseguire la navigazione verso Mazara del Vallo, degustò in una osteria il miglior vino della zona. Il Perpetuum che i contadini riservavano per le grandi occasioni e chiamavano così per la tecnica di invecchiamento che consisteva nel rabboccare le botti che contenevano una parte del vino consumato durante l'anno con il vino di nuova produzione, in maniera da conservarne le caratteristiche. Il mercante inglese comprese che quell’ottimo vino avrebbe avuto successo nei raffinati salotti inglesi ma dovendo evitare che il movimento della nave ne alterasse le qualità, aggiunse al vino dell’acquavite e lo rese simile al Porto e al Madera già molto apprezzati dagli inglesi. Il vino fece la fortuna dei Woodhouse che cominciarono a investire sulla zona acquistando il vino dai contadini in miseria, costruendo propri stabilimenti e impiegando ingenti capitali per la costruzione del porto. Nacque così il Marsala, che conquistò non solo l’Inghilterra e i mercati europei, ma grazie all'ammodernamento delle tecniche di produzione e l'ampliamento delle esportazioni realizzate da Benjamin Ingham, anche Brasile, America del nord, Estremo Oriente e Australia. Nel frattempo la città di Marsala era divenuta un attivo centro industriale che a partire dal 1832 grazie alla famiglia Florio si distinse anche per la vita culturale. La famiglia Florio ci viene presentata dalla simpatica Valentina, mentre sostiamo sotto il bassorilievo di un deperito e assetato leone, presso la Sala Garibaldi, uno spazio ampio nel quale si possono ammirare le armi donate da Giuseppe Garibaldi a Vincenzo Florio, per ringraziarlo della lealtà dimostratagli nel 1860. Lo sguardo si estende anche alla contigua sala centrale dedicata a Vincenzo e Ignazio Florio e alla seguente sala storica intitolata ai due inglesi che hanno dato vita alla storia del Marsala. Tre ampie sale tra loro comunicanti, collegate alle storiche e suggestive bottaie che durante il racconto riusciamo a intravedere. Ma torniamo alla dinastia Florio e al bassorilievo del Leo bibens, vecchio simbolo della loro drogheria. È un leone magro, febbricitante che beve da un rigagnolo l’acqua intrisa dalla corteccia delle piante di china. Non è un leone che beve Marsala ma una povera bestia che ha bisogno del chinino come antipiretico, allora venduto dai Florio. Originari di Bagnara Calabra, dopo il terremoto che colpì la loro terra nel 1783, Paolo e Ignazio scelsero di approdare in Sicilia e aprire la loro drogheria in via Materazzai, nel cuore di Palermo, sede iniziale di un immenso impero. In seguito, presero in affitto le tonnare di San Nicola, Vergine Maria e, nella prima metà dell’Ottocento, anche quella dell’Arenella. Dalle tonnare si espansero alle banche, dallo zolfo ai battelli fino al buon vino; intrapresero la produzione del Marsala e del Cognac, ed essendo divenuti una ricca famiglia di industriali e armatori non solo portarono il Marsala in ogni parte del mondo a bordo delle 99 navi della loro Compagnia ma regalarono alla città un volto nuovo e un'impronta da borghesia illuminata. Nel 1874 acquistarono le isole Egadi, insieme ai diritti di terra e di mare, promossero la tonnara di Favignana, il cui tonno sott’olio nelle latte divenne famoso in tutto il mondo. Crearo palazzi e hotel prestigiosi, diedero vita al quotidiano L’Ora, fondarono la gara automobilistica cosiddetta “Targa Florio” e soprattutto grazie all’ “Unica”, come Gabriele D’Annunzio chiamò Donna Franca Florio, divennero il volto della Belle Epoque palermitana. Artisti, poeti e uomini di cultura vennero ammaliati dalla nobildonna che nonostante i ripetuti tradimenti del marito, come nel ritratto di Giovanni Boldini testimonierebbe la lunga collana di 365 perle, una per ogni lacrima versata dalla donna a seguito dei tradimenti del marito, non scelse mai nessuno. Donna Franca ebbe un ruolo fondamentale nella gestione dell’economia della famiglia e donò a Palermo e alla Sicilia un volto europeo. Il Novecento, tuttavia, non fu prospero per i Florio; la prima guerra mondiale causò ingenti danni a molte delle loro attività, in particolare industriali e bancarie. Inoltre, mancarono gli eredi maschi che potessero occuparsi direttamente del patrimonio e la prestigiosa famiglia fu costretta a iniziare a vendere i propri averi e si ridusse in miseria, seppur mantenendo fama e orgoglio. Nel 1924 la Cinzano acquistò le Cantine Florio che vennero fortemente danneggiate nel 1941 dai bombardamenti che colpirono la città di Marsala durante la Seconda Guerra Mondiale. Fortunatamente una piccola e rara partita di questa storica annata di marsala venne salvata. E visto che parliamo di botti e di annate storiche ci appropinquiamo nelle bottaie. Un luogo affascinante che grazie al restauro attento ha mantenuto inalterate tutte le sue caratteristiche, come l’antico pavimento in battuto di tufo. Le bottaie sono lunghe 165 metri e intervallate da ben 104 arcate, sotto cui si allineano 1.400 caratelli e circa 600 fra botti e tini di diversa capacità che custodiscono circa 5.500.000 litri di marsala. Logicamente è il momento di descrivere il vero Marsala e sorridere al ricordo dell’uovo sbattuto con lo zucchero e il Marsala preparato dalla nonna come potente integratore per crescere meglio o della massima espressione di questo vino nella preparazione delle scaloppine. Bisogna ammetterlo il Marsala ha vissuto momenti difficili, soprattutto negli anni ’60, quando veniva addizionato con miscele all’uovo ed altre alchimie, appositamente per essere usato come “ condimento “ in cucina e venduto a poche lire... poverino! Oggi ha conquistato la sua identità di vino complesso dalle molteplici facce e varietà; dolce, semisecco e secco può accompagnare un intero pasto o rendere piacevole un aperitivo, un vino eclettico tutto da scoprire e volendo da fare invecchiare. Un attimo di ammirazione dinanzi alle botti contenenti il Marsala più vecchio e costoso del mondo per degnamente concludere la visita nelle cantine storiche e dirigersi verso la Terrazza. Esclusiva ed elegante location, interamente affacciata sul mare, è il posto perfetto dove gustare un aperitivo firmato Duca di Salaparuta, Corvo e Florio e godere della luce, del vento e dello splendido panorama che solo Marsala col suo inconfondibile tramonto può regalare. La Terrazza Florio, grazie ad un panorama mozzafiato e ad un servizio impeccabile, rende possibile vivere altri bei momenti di questa visita.

Momenti di luce, di sapori, di odori e colori, arricchiti dalla piacevole compagnia degli amici che speriamo presto di rivedere. Da Winery Tasting Sicily, grazie!


Santa Di Mauro