Catarratto uno dei vitigni autoctoni a bacca bianca più antichi in Sicilia

Una delle varietà a bacca bianca più tradizionali della Sicilia, straordinariamente diffuso da Marsala all'Etna.

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Catarratto uno dei vitigni autoctoni a bacca bianca più antichi in Sicilia
Catarratto vitigno autoctono siciliano

Catarratto, ma anche Catarratteddu, Catarrattulu nostru, Catarratto lustru, Catarratto virdulicchiu, Catarratto dattuliddu, Catarratto scalugnatu o scarugnatu sono alcuni dei modi in cui è conosciuto questo vitigno che dal 21 Novembre 2018 può anche essere etichettato, nelle sue due varietà di Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido, con il sinonimo “Lucido”.

«Bisogna dire che non vi sono vigneti in Sicilia, ove il Catarratto non formi una delle specie più abbondanti delle specie piantate»

BIUNDI (1852)

Questi vitigni sono presenti in tutta la Sicilia, ma vengono coltivati soprattutto nella zona occidentale dell’isola. I diversi biotipi di Catarratto differiscono per presenza di pruina sulla superficie della bacca: Catarratto bianco comune, con presenza di pruina, e Catarratto bianco lucido, con assenza di pruina.

Le cultivar sono registrate nel Registro Nazionale delle varietà di vite come varietà distinte, ma condividono il medesimo profilo SSR. Alcuni biotipi di Catarratto, come il Catarratto amantiddatu o mantellato, sono erroneamente identificati come Catarratto, dalle analisi genetiche risultano avere il medesimo profilo allelico del Carricante.

QUALCHE STUDIO 

Vitigni di antichissima coltivazione che, riprendendo un’affermazione del Conte Gallesi(1937-39), «devono essere considerati vitigni classici della Sicilia». Cupani nel suo “Hortus Catholicus”-1696 distingue un Catarrattu vrancu da un Catarratto reuso o reticu, che qualche autore ha associato all’uva retica descritta da Plinio. Il canonico Geremia (1835), nella sua opera la “Statulegrafia etnea” trae l’etimologia del nome reuso da ruo, scorro, sfiorisco, alludendo, quindi, ad una caratteristica agronomica di uno dei tipi di Catarratto, il bagascedda, che viene indicato da alcuni autori come tirichiti o trichititi, confondendolo però con la varietà Corinto. Nella Ampelografia universale (1877) il Di Rovasenda e nel Le Vignoble (1874-1879), Pulliat e Mas riportano differenti tipi di Catarratto.

Il Mendola nel 1883 considera i Catarratti una tribù varietale, composta da almeno cinque varietà: il Catarratto bianco comune (capostipite); il Catarrato reuso o femminedda o bagascedda; il Catarratto mantellato o alla porta in provincia di Agrigento; il Catarratto bertolaro (bertola in dialetto siciliano significa “bisaccia”) e il Catarratto nero conosciuto come Mainone e da qualcuno confuso erroneamente con il Montonico nero. Il Catarratto mantellato o alla porta è anche descritto insieme al Catarratto bianco comune da Viala e Vermorel (1801-1810) dove viene riportato che in provincia di Siracusa è conosciuto come Catarratto scalugnatu o scarugnatu, perché in certe annate è soggetto a colatura e a danni da marciumi. Nel Catalogo dei vitigni coltivati nella provincia di Palermo (1883) sono riportati otto tipi di Catarratto. Nelle collezioni ampelografiche del Mendola e del Di Rovasenda erano presenti anche il Catarratto bianco caruso e il Catarratto moscato Cerletti ottenuti dal Mendola per incrocio del Catarratto bianco comune con lo Zibibbo. Oggi al Registro Nazionale delle varietà di vite sono iscritti due Catarratti, il bianco comune (codice 058) e il bianco lucido (codice 059).

Studi di biologia molecolare (Di Vecchi Staraz et al.,2007) hanno dimostrato che sono due biotipi di una unica varietà. Inoltre Di Vecchi Staraz et al. (l.c) e Crespan et al.(2008) hanno dimostrato che il Catarratto è imparentato con altri importanti vitigni italiani come la Garganega, considerata una delle più antiche varietà italiane, e che pertanto esistono rapporti di parentela tra il vitigno siciliano e l’Albana, la Dorona di Venezia, il Mantonico bianco, la Malvasia di Candia, Marzemina bianca, Mostosa, Trebbiano toscano e il Susamaniello. Infine gli stessi Autori hanno rilevato che il Catarratto bianco, e lo Zibibbo (Moscato di Alessandria) sono i genitori dell’altro importante vitigno marsalese: il Grillo.

STORICO VITIGNO TORNATO IN AUGE

Tra i vitigni più antichi in Sicilia, i Catarratti, usati per la produzione del vino Marsala, furono predominanti nella seconda metà del XIX secolo. Subirono poi, a inizio ’900, una notevole contrazione a vantaggio del Grillo, dalla maggiore vigoria e capacità di ossidarsi senza perdere la propria finezza.

Solo dalla metà del secolo scorso il vitigno è tornato in auge soprattutto nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento ed è in espansione su tutto il territorio siciliano, grazie ad un’attenta rivisitazione enologica.

Catarratto vitigno antico siciliano

LE DUE DISTINTE CULTIVAR DEL CATARRATTO

I Catarratti pur presentando un unico profilo microsatellite, mostrano una grande variabilità fenotipica intravarietale, che si evidenzia con l’iscrizione, al Registro Nazionale delle varietà di vite, di due distinte cultivar: il Catarratto bianco comune e il Catarratto bianco lucido.

Nel Catarratto bianco comune è inoltre possibile rilevare un’ulteriore variabilità che valutata a livello fenotipico, ha permesso la caratterizzazione di due biotipi, che si differenziano sia per i parametri morfologici del grappolo sia per quelli legati alla qualità delle uve. I due biotipi sono denominati come A, rappresentativo del Catarratto bianco comune, e il B rappresentativo del biotipo comunemente conosciuto come Catarratteddru. Il germoglio del catarratto bianco presenta apice di forma completamente aperta, con una elevata densità di peli striscianti e pigmentazione antocianica nulla o molto bassa; il germoglio presenta un portamento orizzontale, con colore del lato dorsale degli internodi verde e rosso leggero; il colore del lato ventrale è verde, con presenza di due o meno viticci consecutivi. La foglia giovane presenta un colore da giallo a bronzo nella pagina superiore del lembo, ed una elevata densità dei peli striscianti tra e sulle nervature principali della pagina inferiore. La foglia adulta ha media dimensione, pentagonale, a volte cuneiforme, pentalobata; con assenza di pigmentazione antocianica sulle nervature principali della pagina superiore. Il grappolo presenta una importante variabilità morfologica a carico sia della dimensione che della forma, di lunghezza da medio a lungo, da compatto o mediamente compatto, peduncolo da molto corto a corto, di forma da cilindrica a conica con presenza di 1-2 ali a imbutiforme. L’acino è medio piccolo, di forma sferoidale, buccia pruinosa di colore da verde a verde giallo; la polpa non presenta nessun sapore particolare ed è di consistenza molle; lo sviluppo dei vinaccioli è completo.

Grappolo di Catarratto bianco comune
Profilo sensoriale del vino Catarratto bianco comune

Il vino di colore giallo paglierino con riflessi verdi, all’olfatto si presenta complesso e di buona intensità, caratterizzato da note floreali e fruttate, tropicali, di agrumi e spezie. I due biotipi si differenziano per il profilo sensoriale: nel Catarratteddru prevalgono le note vegetali, mentre nel Catarratto comune il profilo è qualificato dalle note di agrume, frutta e spezie e da una maggiore persistenza. Al gusto il vino di Catarratto, e in particolare il biotipo A, si presenta di buona struttura e di elevata persistenza aromatica, mentre nel biotipo B è più intensa la nota alcolica ed è maggiormente percepibile una nota amara finale.

Il Catarratto bianco lucido presenta un germoglio alla fioritura dall’apice completamente aperto, con una elevata densità di peli striscianti,intensità della pigmentazione antocianica nulla o molto bassa; presenta un portamento orizzontale, con colore del lato dorsale degli internodi verde e rosso leggero; il colore del lato ventrale è verde, presenza di due o meno viticci consecutivi. La foglia adulta di dimensioni da medie a grandi, di forma orbicolare, a volte pentagonale con cinque lobi, Il tralcio presenta una sezione trasversale ellittica, a volte circolare con una struttura della superficie striata; il colore prevalente è nocciola tendente al rossastro e la lunghezza dell’internodo varia da 9 a 10 cm. Il grappolo è medio-lungo, mediamente compatto con peduncolo corto, di forma cilindrico-conica con presenza di 1-2 ali. L’acino è di forma sferoidale, medio piccolo con colore della buccia verde-giallo, totale assenza di pruina; la polpa non presenta nessun sapore particolare ed è di consistenza molle; lo sviluppo dei vinaccioli è completo.

Profilo sensoriale del vino Catarratto bianco lucido

Il Catarratto lucido fornisce vini, dal colore giallo paglierino che tende al dorato, con una sufficiente intensità olfattiva, caratterizzati in particolare dai descrittori di fiori di zagara ed agrume; olfattivamente meno intenso nel confronto con i Catarratti comuni. Dal punto di vista gustativo i vini del Catarratto lucido risultano più sapidi con un finale leggermente amaro.

catarratto
Grappoli di Catarratto Lucido

COME GODERE PIENAMENTE DEL VINO CATARATTO

Abbinandolo, alla corretta temperatura di 10-12°C, a piatti della tradizione siciliana come le sarde a beccafico, o a primi piatti a base di crostacei e molluschi come la zuppa di cozze. Ma anche a carne di maiale o vitello tonnato. 

COSA SI DICE DEL CATARRATTO

Si dice che ha un grande potenziale in passato rimasto inespresso, ma che presto potrebbe portarlo ad essere una delle eccellenze dell’isola. In questa direzione si muove l’impegno di alcune cantine che mirano a produrre un vino di maggiore spessore dall’autoctono vitigno coltivandolo e vinificandolo con maggiore cura e valorizzando in purezza.

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