La rinascita del Nerello Cappuccio, interessante vitigno etneo

Un antico vitigno coltivato in Sicilia

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Nerello Cappuccio Vitigno Autoctono Etna Sicilia Sicily

Il Nerello Cappuccio, che in Sicilia è chiamato anche Nerello Mantellato, Niuru Cappucciu, Niureddu Cappuccio, Mantiddatu Niuru, deve il suo nome al singolare mantello di foglie che la pianta, coltivata ad alberello, forma per proteggere i grappoli dal sole e dai venti. 

QUALCHE STUDIO FAMOSO SUL NERELLO CAPPUCCIO

Grazie alle indagini molecolari per la genotipizzazione della piattaforma ampelografica siciliana, realizzate nell’ambito del progetto della Regione per la Valorizzazione dei Vitigni Autoctoni, è emerso che il Nerello cappuccio è un sinonimo del Carignan nero, vitigno originario della regione di Aragona, Spagna, dove prende anche il nome di Mazuela. 

Il vitigno era in epoca antica presente in tutto il Mediterraneo (Viala and Vermorel, 1905). Coltivato anche nel Sud della Francia e in Corsica, in Italia è presente nel Lazio ma ha maggiore coltivazione in Sardegna, nell’area del Sulcis, dove è chiamato anche Bovale grosso.

Non si conosce l’origine di questo vitigno in Sicilia poiché la denominazione Nerello Cappuccio spesso è stata attribuita ad altre cultivar come il Perricone ed il Nerello mascalese. Sicuramente le sue radici storiche sono lontanissime. Il suo arrivo è probabilmente legato ai coloni greci del VII secolo a.C. e alla loro passione per i riti dionisiaci. Da Naxos, Zancle e Catania probabilmente partì la coltivazione di specie come il Cappuccio o il Nerello Mascalese. In seguito i vigneti arrivarono fin lungo le pendici del vulcano trovando proprio in questi luoghi un terroir perfetto, fertile e drenante.

In Sicilia le prime informazioni sulla coltivazione del Nerello Cappuccio ci pervengono da Geremia (1839) relativamente alle zone di Trecastagni e Viagrande (CT). Dai Bollettini Ampelografici abbiamo notizie della coltivazione di un Nerello ammantellato nella provincia di Catania (1878) e di un Niureddu ammantiddatu in quella di Palermo. In seguito la produzione del Nerello Cappuccio è andata calando anno dopo anno e per un certo periodo se ne è temuta l’estinzione. Oggi è un’uva molto apprezzata, anche a livello nazionale. Il vitigno vive una rinascita soprattutto nel versante sud occidentale e settentrionale del vulcano Etna dove viene coltivato tra i 350 e i 900 metri sul livello del mare. Infatti, insieme al più noto Nerello Mascalese rientra per il 20% nella costituzione dell’Etna Rosso D.O.C. e insieme al Nocera, al Nerello mascalese e ad altri vitigni minori, nella produzione del Faro DOC.

Ma la partita è ancora tutta da giocare. Da qualche anno visionari wine makers hanno deciso di vinificarlo in purezza scommettendo su una espressione del vitigno ancora da scoprire e pienamente apprezzare.

 Nerello Cappuccio: potenza, passione e audacia dell’Etna.

COME DISTINGUERE I DUE VITIGNI, NERELLO CAPPUCCIO E NERELLO MASCALESE

Le differenze tra i due vitigni sono numerose e interessanti. Le viti di Nerello Cappuccio coltivate ad alberello presentano abbondante vegetazione. I tralci sono in genere di media grandezza, circa 12 cm, con la sezione trasversale che passa da circolare a leggermente ellittica e con superficie dalle diverse sfumature, dal nocciola più luminoso al bruno rossastro alle tonalità più scure e calde. La vigoria dei tralci è buona. La produttività è mediamente costante, con un tempo di germogliamento generalmente collocabile a marzo. Le gemme sono più tondeggianti e armoniche di quelle del Nerello Mascalese. La foglia ha peculiari caratteristiche: è orbicolare e trilobata con altri due lobi appena accennati, con seno a U che qualche volta presenta una linea chiusa e bordi sovrapposti. Anche la forma del grappolo ci permette di distinguere i due vitigni; mentre il grappolo del Nerello Mascalese ha una forma maestosa e rotonda, il Nerello Cappuccio, ha un grappolo più piccolo che ricorda la forma di “pigna”. Inoltre, il grappolo è meno longilineo di quello del Mascalese, risultando quasi tozzo. L’acino è ovoidale e la buccia consistente, brillante e di uniforme colore blu nero. Rispetto al Nerello Mascalese, la produzione del Nerello Cappuccio è un po’ più lenta, con un grado zuccherino in genere meno elevato, ma non per questo meno pregiata. L’uva giunge al tempo di maturazione e di raccolta nella seconda metà di ottobre.

COME DISTINGUERE I DUE VINI DELL’ETNA

Il Nerello Cappuccio presenta interessanti differenze dal Nerello Mascalese anche da un punto di vista polifenolico e aromatico. L’alto indice di antociani totali e il basso livello di proantocianidine, regalano ai vini di Nerello Cappuccio una splendida colorazione, ma non li rendono adatti a invecchiamento “estremo”, l’esatto opposto caratterizza i vini ottenuti con il Nerello Mascalese. Per quanto riguarda l’aroma, il Nerello Mascalese è caratterizzato da una complessa varietà di profumi: dalle note tipiche del moscato (terpeniche), a quelle di tabacco; mentre nel Nerello Cappuccio troviamo note più delicate e sinuose come l’estratto di legno e scintille di vaniglia. Il Nerello Cappuccio offre sentori di tipo fruttato, prevalentemente di frutta conservata, come la ciliegia, mentre gli aromi floreali sono molto delicati. Anche se diversi sotto molti aspetti, i due vitigni per lungo tempo sono stati confusi. Oggi, considerati complementari, insieme danno vita, nelle percentuali previste dal disciplinare, alla nobile produzione dei vini rossi D.O.C. dell’Etna

COME SI PRESENTA IL NERELLO CAPPUCCIO

Il vino ha un colore rosso rubino intenso con meravigliosi toni violacei; all’olfatto è caratterizzato da un profumo intenso di floreale. Il fruttato è principalmente di ciliegia, d’intensità lievemente inferiore sono i sentori di frutti di bosco e di vegetale fresco, così come le percezioni di spezie. Il sapore è pieno e piacevole con marcate ma non eccessive note tanniche e ottima persistenza aromatica. Medio alta sensazione alcolica e astringenza.

COME GODERE PIENAMENTE DEL NERELLO CAPPUCCIO IN PUREZZA

E’ un vitigno eccezionale, dalla sua espressione in purezza derivano vini perfetti per accompagnare pietanze “robuste” a base di carne rossa e taglieri di salumi e di saporiti formaggi siciliani. Un vino deciso, un vino da intenditori. 

I Vini dell’Etna di Nerello Cappuccio in purezza che abbiamo assaggiato:

  • La Fata Galanti 2019 Terre Siciliane Rosso IGP – Al Cantara
  • Nerello Cappuccio 2018 Terre Siciliane IGT – Benanti
  • “Cappuccio” 2018 Terre Siciliane Rosso IGT – Calabretta
  • Cappuccio 2017 Terre Siciliane IGT – Feudo Vagliasindi
  • “Laeneo” 2017 Nerello Cappuccio Sicilia DOC – Tenuta di Fessina

Se desiderate effettuare delle visite in cantina sull’Etna potete visualizzare le proposte su winerytastingsicily.com.

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