Il vescovo di Tours ci ha lasciato in dono questa ricorrenza che unisce sacro e profano. Essa ricorda il valore della carità e ci invita alla convivialità. Per San Martino, 11 novembre, in Sicilia, s’ammazza lu porcu e si sazza lu vinu. Anticamente, in questa data, le famiglie contadine facevano “la festa” al maiale per produrre la loro scorta invernale di salami, salsicce e prosciutti. Oggi a San Martino, il povero maialino continua a fare una brutta fine perché si arrusti u porcu e bivi lu vinu! si mangiano i caliceddi, sasizza e si vivi vinu ma anche i vegetariani festeggiano con le caldarroste, cu viscottu di San Martino e soprattutto il vino. Si recuperano ricordi infantili insieme a…
“…Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar” e si rinnova, un appuntamento molto sentito, anche in questo mood da lockdown. Non ci sono feste e sagre ma tutta la forza di una tradizione legata al lavoro nei campi e alla raccolta dei frutti del faticoso lavoro in vigna. Una ricorrenza che diventa occasione di ringraziamento e di condivisione. È festa: la festa del Patrono dei viticultori, dei vendemmiatori e dei sommelier, nonché del caritatevole protettore di tutti noi “pellegrini”.
È l’abbraccio tra il buon vino e le nostre intime riflessioni nel mentre
«Gemmea l’aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore».
Buon estate di San Martino!
Per San Martino, 11 novembre, in Sicilia, s’ammazza lu porcu e si sazza lu vinu.