Ecco come è andata l'Ottava edizione del Malvasia Day a Capofaro

Sabato 7 luglio 2018, presso il resort  Capofaro Locanda & Malvasia di Salina si è svolta l’ottava edizione de “Le isole della Malvasia”, importante evento dal punto di vista culturale e aggregativo.

Il benvenuto di Alberto Tasca è un invito a credere in un nuovo futuro della Malvasia individuando nella ricerca e nella storia le due vie da intraprendere per creare aggregazione e lavoro di squadra perché dove si impara ci si diverte e insieme si cresce. Anche Carlo Hauner, presidente del Consorzio Malvasia, mette in evidenza la necessità di valorizzare il prodotto; l’uva è difficile da lavorare ma capace di donare grandi soddisfazioni con il suo vino dolce, facile, piacevole. La Malvasia delle Eolie rappresenta il collante di passato e presente, è evocazione del momento e di Salina; essa, come espresso dalla docente Fis e curatrice guida Duemilavini Daniela Scrobogna, rappresenta il passato dolce con la sua storia misteriosa fatta di migrazioni e il futuro nella nuova versione secca che ben riesce a fondere il carattere del terreno e la forza del vento nel bicchiere, ricco di sensazioni.

Per ricostruire il passato di quest’uva intervengono la dott.ssa Manna Crespan, responsabile Servizio di identificazione di vite, e il docente Marcello Saija che raccontano di un vitigno misterioso, dal punto di vista scientifico e storico. Il primo aspetto, illustrato dalla ricercatrice Crespan, si concretizza attraverso le analisi delle varietà di vite e lo studio del profilo molecolare tramite analisi del DNA. Studio, iniziato negli anni novanta a Conegliano, che negli anni duemila ha preso in oggetto gruppi varietali moscati, greci, refoschi e malvisi e le loro sinonimie mostrando anche come l’acino della Malvasia di Lipari presentasse lo stesso profilo molecolare di quello della Sardegna, di un Greco coltivato nella Locride e di un Bianco in Calabria. Tutte queste piante erano imparentate. Stessa cosa venne rilevata a Madrid e ulteriore riscontro si ebbe in Croazia… altre corrispondenze molecolari e nuova ricerca, prima inimmaginabile. Questa varietà di uva aveva seguito un percorso da est verso ovest lungo rotte navali, ma rimaneva da chiarire un mistero: da dove arrivava? A tale domanda ancora non si è data provata risposta, probabilmente perché la vite si è estinta nelle zone di origine e conservata solo nei luoghi in cui si è insediata mantenendo sempre lo stesso nome: Malvasia (fatta eccezione per la Calabria dove ha assunto il nome diverso e diffuso di Greco). Se la scienza attraverso la pedigree reconstruction non riesce a individuare l’origine della vite di Malvasia, la storia, così come racconta il prof. Saija, sembrerebbe dare una risposta più semplice che lega indissolubilmente Grecia, Venezia e tutto il resto dell’Europa, comprese le isole Eolie. Il vino Malvasia arriva a Venezia partendo dalle coste greche del Peloponneso, più precisamente dall’isola roccaforte Monenmvasia. La prima nave veneziana sbarca da quelle parti nel 1247 e ottiene, grazie ai suoi mercanti, l’esclusiva per vendere il vino in tutta Europa. Parte così una rotta marittima che dalle coste greche, passando per Candia (a Creta), arriva in laguna. A partire dal XV secolo il vino Malvasia diviene il più importante della Serenissima e dell’Europa medievale.Considerato un vino molto pregiato e di moda viene bevuto da nobili e aristocratici. Si narra (e viene riportato persino nel Riccardo III di Shakespeare) che Giorgio Plantageneto, duca di Clarence, fu ucciso affogato proprio in una botte di Malvasia. Nella seconda metà del ‘600 però Venezia perde l’isola di Creta per mano degli ottomani, ed è costretta a spostare la produzione in altre zone del Mediterraneo dando vita ai moltissimi vini Malvasia che conosciamo al giorno d’oggi. Proprio un quadro ex voto trovato nella sacrestia della Chiesa a mare di Santa Marina di Salina, raffigurante una barca, la cui vela reca l’effige di Santa Maria mentre la prua quella del leone di San Marco, e un uomo sulla spiaggia con due ceste di uva, conferma l’origine della fondazione della Malvasia ai primi dell’ottocento nelle isole e la lega ai Veneziani che la coltivavano nei terreni che il vescovo di Lipari aveva loro donato. 

Al di là del suo mistero la Malvasia rimane anche oggi un vino dolce tanto amato per il suo carattere evocativo. In esso sono  presenti il vento, il mare, le erbe aromatiche, i capperi che si fondono nella versione passito dolce di una modernità straordinaria capace di traghettare se stessa dalla storia alla nuova versione secca, ugualmente straordinaria. Nel bicchiere di questo vino troviamo il sole, il tramonto arancione tipicamente eoliano, la macchia mediterranea con i suoi inconfondibili profumi. Troviamo la tenacia, la forza e lo spirito della gente di queste isole che caparbiamente ha portato avanti questa tradizione e che ha scommesso nel futuro, come testimoniato dai produttori presenti al walk-around-tasting: Barone di Villagrande, Cantine Colosi, Tasca d’Almerita, Florio Duca di Salaparuta, Hauner Winery, Malvasia Lantieri, Caravaglio Vini, Tenuta di Castellaro, Gaetano Marchetta, Pedrani, Punta Aria Malvasia delle Lipari e Agriturismo, Azienda Agricola Virgona Daniela, D’amico, Fenech.

Nelle terrazza del Relais & Chateaux di Tasca D’almerita, nell’abbraccio tra la terra e il mare alla luce del restaurato Faro, si è celebrata per i produttori e per tutti i partecipanti la festa della difesa e della valorizzazione della Malvasia amata in passato e apprezzata nel presente sia nella versione dolce che in quella secca. Il Malvasia Day, è da considerarsi una importante occasione di crescita in quanto permette di conoscere e di godere del bello e del buono che da sempre l’uomo possiede e coltiva, ti fa cogliere la sinergia esistente tra le forze naturali e l’impegno umano e in tal modo...nell’ immensamente grande del mare e del cielo stellato l’animo si riempie di ammirazione crescente e nel sublime spera. Ad maiora!

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